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Mancate decisioni: rischi e costi per chi non decide.

Mancate decisioni: rischi e costi per chi non decide.

I costi associati alle mancate decisioni sono molto difficili da stimare, raramente infatti si ha la controprova di come sarebbero andate le cose se avessimo fatto scelte differenti. Vista la certezza della riduzione progressiva della spesa previdenziale da parte dello Stato (lo stesso vale per la spesa assistenziale), ciò non vale: è infatti possibile stimare con ragionevole certezza quali siano le conseguenze di una mancata decisione in merito all’adesione a forme di previdenza complementare.
Per trattare questo argomento prendo in prestito un articolo pubblicato il 5 ottobre 2016 sull’inserto PLUS del quotidiano Sole 24 ore a firma del giornalista Marco lo Conte dall’ eloquente titolo: Pensioni, tutti i costi del procrastinare, di seguito ne riporto il testo:
“Alzi la mano chi non ha almeno una volta rinviato la decisione su cosa fare della propria pensione. Solo dieci anni fa il silenzio/assenso sul trattamento di fine rapporto, vide alla finestra circa il 40% di lavoratori, che preferirono «MANTENERE IL TFR IN AZIENDA»; intanto vediamo come va, hanno detto, poi se ne parla. Siete tra questi? (per una conferma dell’efficienza del vostro attendismo vi rimandiamo ai nostri molti articoli che abbiamo fatto e che faremo a bilancio di questa ricorrenza; per inciso i fondi hanno reso circa il 50% contro il 27% del Tfr).
Sappiate che in questo caso siete in buona compagnia: da un recente sondaggio di Gfk Eurisko per M&G Investment emerge che il 48% degli italiani pensa di aver cominciato a risparmiare troppo tardi. Peccato. E ora? Ora rischia di essere tardi, visto che per costruirsi una pensione servono decenni e non sono consentite facili scorciatoie. Il 57% ora è preoccupato per quando smetterà di lavorare. Un timore che fa fatica a tradursi in contromisure: com’è noto, aderisce ai fondi pensione solo una minoranza di lavoratori, che spesso versa poco e altrettanto spesso chiede anticipazioni. Ma si inizia almeno a percepire il tema come un problema da iniziare a prendere in considerazione, se è vero quanto emerge dai dati di un comparatore di strumenti previdenziali come il portale Facile.it, secondo il quale a settembre le navigazioni riguardanti fondi pensione e Pip sono triplicate rispetto allo scorso anno. Interessante capire chi è in cerca di soluzioni per il proprio futuro: per oltre la metà sono dipendenti privati, mentre gli autonomi sono circa un quarto, nel 10% dei casi i genitori fanno i calcoli per le esigenze future dei propri figli. I click di chi è nella fascia 25-34 anni sorpassano (21%) quelli di chi ha tra i 35 e i 44 anni (18%).
È un buon inizio? Di inizi e di buone intenzioni si sa di cosa sono lastricate le porte. Ma quanto costa procrastinare una decisione del genere? Dieci anni possono pesare oltre il 6% del complessivo tasso di sostituzione (rapporto tra primo reddito pensionistico e ultimo stipendio), mentre se il rinvio è di 20 anni si può stimare una pensione più magra dell’11% circa. Su 1.500 euro al mese, per capirci, se ne incasserebbero solo 1.335.” Visto quanto citato dal giornalista, appare evidente la necessità di sensibilizzare i Clienti sul costo delle mancate scelte: è importante che i miei clienti siano consapevoli di ciò che li attende e che possano quindi scegliere con coscienza cosa comporta posticipare la scelta di integrare la pensione con forme quali, ad esempio, il Piano Individuale Pensionistico di tipo assicurativo (PIP) o un Fondo Pensione Aperto (FPA).

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