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TFR vs. FONDI PENSIONE: i secondi VINCONO alla GRANDE

TFR vs. FONDI PENSIONE: i secondi VINCONO alla GRANDE

Buon giorno, cari lettori, sono passati 10 anni da quando nel 2007 i lavoratori dipendenti italiani hanno dovuto scegliere se investire il proprio TFR acquisendone il possesso e il controllo oppure lasciarLo in azienda perdendone il possesso e il controllo.

Bene anzi MALE, l’80% ha deciso di lasciarlo in azienda sbagliando clamorosamente, facendo la scelta meno efficiente.

Vediamo gli svantaggi/rischi del TFR in un azienda con meno di 50 dipendenti allo 01/07/2007:

  1. Fallimento dell’azienda, il TFR viene erogato dal Fondo di Garanzia che NON garantisce il 100% del montante di ogni dipendente, cioè il lavoratore può prendere meno soldi di quanto gli spetta e non può farci niente.
  2. Il TFR viene erogato dall’azienda in base alle disponibilità del momento (l’azienda ha un obbligo di liquidazione fino al 10% della forza lavoro oltre decide lei), quindi può avvenire a tranche, di importi variabili e prolungato nel tempo e NON tutto (quello stabilito dalla legge) subito come servirebbe al lavoratore.
  3. Il TFR può essere dato al lavoratore dopo almeno 8 anni di servizio presso la stessa azienda per 3 motivi: acquisto e/o ristruttuzione casa propria o dei figli, spese sanitarie gravi nella misura massima del 70% di quello accantonato e rispettando sempre le regole del punto 2.
  4. Il TFR può essere ottenuto una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.
  5. La rivalutazione del TFR è calcolata in base alla formula 1,5% + 75% dell’inflazione, e viene fatta il giorno 31/12 con riferimento all’anno precedente, cioè il 31/12/2016 è stato aggiornato il rendimento del TFR al 31/12/2015 per vedere quello del 2016 dobbiamo aspettare il 31/12/2017.
  6. Il TFR viene tassato con l’applicazione dell’aliquota media IRPEF calcolata sugli ultimi 5 anni di reddito del lavoratore. Minimo 23% massimo 43%.
  7. Il rendimento del TFR Netto dal 01/01/2007 al 31/12/2016 è stato del 25,22%.

Vediamo ora gli svantaggi/rischi del TFR in un azienda con più di 50 dipendenti allo 01/07/2007:

 

  1. Il TFR viene versato in un fondo di tesoreria presso il ministero dell’economia, questi soldi vengono prelevati ed utilizzati (senza essere reintegrati) dallo Stato per i più disparati motivi: coprire la spesa corrente, rimborsi elettorali, alle Poste, per colmare il debito con le Ferrovie, ecc..
  2. Il TFR viene erogato dall’INPS, che richieda all’azienda di anticiparli in base alle disponibilità aziendali del momento (l’azienda ha un obbligo di liquidazione fino al 10% della forza lavoro oltre decide lei), quindi può avvenire a tranche, di importi variabili e prolungato nel tempo e NON tutto (quello stabilito dalla legge) subito come servirebbe al lavoratore.
  3. Il TFR può essere dato al lavoratore dopo almeno 8 anni di servizio presso la stessa azienda per 3 motivi: acquisto e/o ristruttuzione casa propria o dei figli, spese sanitarie gravi nella misura massima del 70% di quello accantonato e rispettando sempre le regole del punto 2.
  4. Il TFR può essere ottenuto una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.
  5. La rivalutazione del TFR è calcolata in base alla formula 1,5% + 75% dell’inflazione, e viene fatta il giorno 31/12 con riferimento all’anno precedente, cioè il 31/12/2016 è stato aggiornato il rendimento del TFR al 31/12/2015 per vedere quello del 2016 dobbiamo aspettare il 31/12/2017.
  6. Il TFR viene tassato con l’applicazione dell’aliquota media IRPEF calcolata sugli ultimi 5 anni di reddito del lavoratore. Minimo 23% massimo 43%.
  7. Il rendimento del TFR Netto dal 01/01/2007 al 31/12/2016 è stato del 25,22%.

Vediamo ora il TFR in un Fondo Pensione:

  1. Circa la possibilità di fallimento è la stessa legge che esclude questa possibilità. L’ Art 15 comma 5 dlvo 252/05 così recita:
    Ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e succes-sive modificazioni ed integrazioni, attribuendosi le relative competenze esclusivamente al Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed alla COVIP.
    Come si vede il lavoratore ha una tutela in più rispetto al cittadino che fa investimenti con altre modalità, magari per lo stesso scopo.
    Il decreto legislativo sulla previdenza complementare obbliga i Fondi a versare i contributi degli aderenti e le quote di Tfr presso una Banca Depositaria che poi saranno investiti da un gestore finanziario esterno. Anche in questo caso la tutela è massima. I titoli depositati in una banca senza possedere azioni dell’istituto stessi, questi sono solo conservarti nel deposito di una banca e non corrono alcun rischio. Il bail-in non colpisce gli asset finanziari non emessi dalla banca depositaria. Ma i fondi non possono acquistare neppure  titoli della banca depositaria ed è un’ottima scelta.
  2. Il TFR viene erogato dal fondo pensione, sempre e quante volte vuole il lavoratore, per Spese sanitarie in qualsiasi momento, per acquisto e/o ristruttuzione casa propria o dei figli e per ulteriori esigenze senza giustificazione passati 8 anni dalla data di prima adesione ad una qualunque forma di previdenza complementare.
  3. La rivalutazione del TFR è dipendente dalla tipologia di gestione finanziaria scelta dal lavoratore con la possibilità di investire anche in linee garantite.
  4. Il TFR viene tassato con l’applicazione dell’aliquota variabile tra il 15% ed il 9% in caso di cessazione definitiva dell’attività lavorativa o per periodi superiori ai 13 mesi di inoccupazione o per spese sanitarie stabilite dal S.S.N.. Negli altri casi di anticipazione aliquota fissa pari al 23%.
  5. Il rendimento del TFR nei fondi pensione dal 01/01/2007 al 31/12/2016 è stato mediamente del 25% superiore a quello in azienda, nonostante tutte le grandi crisi che si sono susseguite negli anni e di cui ancora oggi qualcuno dice di vederne gli effetti, NON SU RENDIMENTI DEI FONDI PENSIONE.

La scelta contrarian fatta dal 20% dei lavoratori si è rivelata quella vincente.

Infatti i lavoratori iscritti ai fondi pensione oltre ad aver avuto dei guadagni molto buoni, hanno potuto usare i propri conti previdenziali per attingere risorse con cui affrontare le necessità quotidiane, comprese la perdita del posto di lavoro.

Riflessione finale, ma se razionalmente è così conveniente l’adesione ai fondi pensione, perchè oggi solo una minoranza vi aderisce?
L’errore stà nella volontarietà, che lascia soli i lavoratori, liberi più spesso di sbagliare che di fare il proprio interesse.

ALLORA

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Daniele Bioletto Consulente finanziario di Consultinvest Investimenti Sim

 

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